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mercoledì 25 aprile 2018

Il Glifosato. Parte 2. Cos'è e cosa sappiamo dei suoi effetti sulla salute dell'uomo e dell'ambiente? Settimana 19 #SaveHumansThursday



Alla fine del 2017 la Commissione Europea ha prorogato per altri 5 anni l'autorizzazione al commercio di erbicidi a base di glifosato. Il dibattito è stato acceso e i pareri delle diverse agenzie, preposte al controllo del pericolo e del rischio, discordanti. Cosa sappiamo, ad oggi, riguardo alla possibile cancerogenicità del glifosato, ai suoi effetti sul sistema endocrino e al suo impatto sugli animali e sulla biodiversità delle piante? 





Il glifosato è una sostanza attiva impiegata per la sua azione erbicida su colture arboree ed erbacee e gli erbicidi non selettivi a base di glifosato sono utilizzati per controllare le piante infestanti. In sostanza agiscono su tutta la vegetazione spontanea presente sul campo. 

Sono i pesticidi maggiormente utilizzati nel mondo ed esistono sotto forma di 750 formulazioni, tra le quali il Roundup della Monsanto, collegato alle sementi geneticamente modificate in grado di resistere a questo diserbante (vietate in Europa). Va specificato che, essendo oramai il brevetto scaduto, sono molte le aziende che producono tali formulazioni anche in Europa. 

Persone, piante e animali possono essere esposte in molti modi al glifosato e ai prodotti che lo contengono e tali formulazioni sono 1.000 volte più tossiche del solo principio attivo.

Nel marzo 2015 lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - organismo dell'OMS) ha inserito il glifosato tra i "probabili cancerogeni" e in grado di danneggiare il DNA. Ne abbiamo parlato per #SaveHumansThursday in questo articolo. Dando il via ad un acceso dibattito, a suon di pareri e pubblicazioni scientifiche, tra le varie agenzie preposte alla valutazione del pericolo e del rischio (tra cui EFSA - Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare- che ritiene improbabile che la sostanza rappresenti una minaccia di cancro per l'uomo), la società civile e il mondo politico culminato il 27 novembre del 2017 con una scelta della  Commissione Europea. In questa data la Commissione Europea, che doveva decidere riguardo alla proroga dell'autorizzazione al glifosato, l'ha rinnovata per altri 5 anni.

Ma siamo ben lungi da qualsiasi conclusione. Gli studi scientifici disponibili ad oggi, su cui si basano i pareri contrastanti delle agenzie e le conseguenti scelte politiche, sono lontani dal poter essere considerati esaustivi. 





By USGS
Il glifosato è usato in maniera massiva soprattutto nei Paesi in cui è permessa la coltivazione di piante OGM resistenti alla molecola, come Stati Uniti, Brasile e Argentina. In questo caso i campi sono irrorati anche dopo la semina. In Europa, dove le piante OGM sono vietate, è tuttavia consentita l'importazione dei prodotti che ne derivano ed è dunque possibile consumare carni di animali nutriti con farine di soia e orzo OGM, entrate in contatto col glifosato anche dopo la semina.  Negli ultimi 20 anni la superficie coltivata a soia OGM è passata da zero a 90 milioni di ettari a livello globale, 22 milioni dei quali si trovano in Argentina.  Proprio  in Argentina, nel 2014, alcuni ricercatori hanno rilevato un'incidenza di cancro 3 volte superiore alla media nazionale nel villaggio di Monte Maiz, nel cuore delle piantagioni di soia. Nello stesso villaggio i bambini nati con malformazioni, secondo i dati rilevati, sono il doppio rispetto al resto del paese. Ma, va detto, non esistono studi approfonditi che dimostrino il nesso causa-effetto tra l'uso del glifosato e tali sofferenze nella popolazione. 

E' il glifosato a far ammalare gli abitanti del villaggio di Monte Maiz o il responsabile di malattie e aumento della mortalità in alcuni allevamenti di bovini tedeschi nutriti con soia OGM importata da questi paesi (qui l'inchiesta sul caso dell'allevatore Sven Krey)?

Cosa possiamo sapere, riguardo agli effetti del glifosato su uomo e ambiente, consultando la letteratura scientifica ad oggi disponibile?








Glifosato : gli effetti sull'uomo.

Partiamo dalle valutazioni dello IARC che nel 2015 ha valutato il glifosato come "probabile
cancerogeno". Va detto che le evidenze su uomo sono al momento limitate, ma esiste il pericolo che l'esposizione a tale erbicida possa provocare il linfoma non-Hodgkin. Tale affermazione, che necessita senz'altro di ulteriori studi, è suffragata, al momento, da alcune indagini epidemiologiche condotte in USA, Canada e Svezia. Inoltre esistono alcune evidenze che il glifosato causi il cancro in animali da laboratorio e danni al DNA umano. E i danni al DNA possono portare al cancro. 

In particolare 3 studi hanno dimostrato un leggero aumento del rischio di sviluppare tumori del sistema linfatico negli agricoltori e nei braccianti esposti al diserbante ad esempio in Colombia, dove il glifosato è stato utilizzato più volte per distruggere le estese piantagioni di coca. In queste zone sono state rilevate alterazioni genetiche delle cellule ematiche degli abitanti, danni che potrebbero essere l'origine di un tumore. 

E veniamo ai dati ricavati da modelli animali. In studi prolungati su animali nutriti con mangimi contenenti glifosato, i topi hanno sviluppato un tumore ai reni (con una probabilità di 1 su 1000 che tale tumore non sia stato provocato dal glifosato). Il tumore ai reni sviluppato è infatti molto raro, in genere, nei topi. Nel corso di un altro studio i topi hanno sviluppato un tumore altrettanto maligno e raro. Sono due esperimenti indipendenti, questo è un dato molto importante poiché rappresenta uno dei criteri dello IARC. Per questo alla domanda - Il glifosato favorisce lo sviluppo tumori?- i ricercatori rispondono - Probabilmente si -

Ma questo non dice nulla rispetto alle probabilità che la malattia insorga davvero. Dunque non disponiamo, per il momento, di dati che ci parlino dell'intensità, del periodo di esposizione e della quantità di glifosato necessario perché un probabile effetto sia possibile. Sono i dati quantitativi che mancano e sui quali molti gruppi di ricerca nel mondo stanno lavorando. Non è un aspetto di poco conto, poiché è quello necessario alle agenzie per quantificare il rischio e permettere ai governi di prendere provvedimenti in merito. 

Inoltre il glifosato è una sostanza sospettata di essere un interferente endocrino, ovvero una sostanza in grado di interferire col normale funzionamento del sistema ormonale. Gli interferenti endocrini ad oggi conosciuti sono implicati nello sviluppo di obesità, diabete, difetti nello sviluppo dell'apparato riproduttore, tumori, endometriosi e infertilità. Se tale ipotesi fosse confermata dalle doverose indagini, il discorso sin qui fatto sui livelli di esposizione e sulle dosi perderebbe di significato. Gli interferenti endocrini, infatti, agiscono a piccole concentrazioni. Sono pertanto sostanze per le quali non esiste una soglia di sicurezza.

L'Istituto Ramazzini e il Dipartimento di Salute Globale della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York hanno intrapreso una campagna di raccolta fondi per uno studio pilota, già concluso, ed uno studio sistematico e integrato a lungo termine che fornirà ulteriori risposte. Maggiori informazioni le troverete su https://glyphosatestudy.org

I risultati dello studio pilota condotto su topi, che ha comportato l'esposizione per 3 mesi al glifosato, mostrano che gli erbicidi contenenti glifosato, anche quando somministrati a dosi attualmente considerate sicure dall'EPA (United States Environmental Protection Agency), sono in grado di provocare alterazioni del microbioma intestinale e del sistema endocrino, difetti dello sviluppo e lesioni patologiche agli organi bersaglio.

Ma lo studio pilota non può essere considerato esaustivo e non può chiarire le incertezze sulla cancerogenicità. Bisognerà pertanto aspettare i 5 anni necessari per avere i risultati dello studio a lungo termine per ottenere qualche dato in più.  








Glifosato: effetti su ambiente e animali

by Ruben Alexander
Il grande assente nella polemica. Eppure secondo l'ECHA, l'Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, è classificato come sostanza di sintesi con due rischi precisi (ECHA/PR/17/06, Helsinki marzo 2017): rischio di gravi lesioni oculari e tossico per gli organismi acquatici con effetti negativi sul lungo termine. Tutti gli ambienti naturali acquatici e terrestri  che si trovano nelle vicinanze dei campi irrorati possono essere danneggiati da questo erbicida, nonché gli operatori esposti. Molte agenzie, tra cui EFSA e ECHA, hanno dichiarato che questa sostanza è un fattore importante per la diminuzione della popolazione di uccelli, invertebrati (api incluse), pesci, anfibi e mammiferi attraverso la distruzione dell'habitat ma anche con effetti tossici diretti sull'animale. Si tratta di malformazioni, alterazioni della flora microbica in uccelli, bovini, suini.

In Italia è consentito l'uso di glifosato solo prima della semina, ma dopo l'applicazione può percolare nelle acque. Inoltre questa molecola è mediamente persistente nel suolo,  cioè il tempo necessario perché la sua quantità si dimezzi è di 180 giorni. Il suo metabolita AMPA richiede 240 giorni. Dunque anche se i futuri studi dimostrassero che l'entità di residui presenti negli alimenti non sono preoccupanti per la salute umana, il danno ambientale resterebbe comunque. Il monitoraggio della presenza di glifosato nelle acque al momento è effettuato solo in Lombardia e in Toscana. Secondo il rapporto nazionale riguardante i pesticidi nelle acque di ISPRA  (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento della soglia di legge nelle acque superficiali sono il glifosato e il suo metabolita AMPA (in più del 50% dei casi). 

Gli effetti ad oggi noti:


  • perdita di biodiversità delle piante, incluse quelle non infestanti e la maggior parte delle specie acquatiche;
  • perdita di biodiversità del suolo (batteri, funghi, ecc) con ripercussioni negative sulla funzionalità dell’ecosistema;
  • effetti sugli insetti. Per quanto riguarda le api la presenza di glifosato nei bacini idrici e nei fiori spontanei e coltivati potrebbe essere alla base del Colony Collapse Disorder. Ovvero la morte improvvisa dell'intera colonia;
  • effetti genotossici (danni al DNA), neurotossici e danni all'apparato digerente dei pesci per esposizioni a concentrazioni ambientali;
  • effetti su anfibi, uccelli e mammiferi. Diversi studi suggeriscono che dosi molto più basse di quelle utilizzate in agricoltura sono in grado di determinare malformazioni nei girini di rana, mentre studi pluriennali in rimboschimenti di Abete rosso nel Maine (USA) irrorati con Glifosate hanno mostrato una diminuzione del 36% della densità totale di uccelli, soprattutto di specie insettivore. Il glifosato sembrerebbe, inoltre, causare danni al microbioma con conseguente crescita eccessiva dei ceppi patogeni. In tal senso sono disponibili dati per bovini e suini alimentati con soia e mais OGM (di provenienza non europea) e dunque maggiormente esposti al glifosato: infiammazioni intestinali nei suini e possibile aumento del rischio di infezione da Clostridium botulinum nei bovini allevati in Germania negli ultimi 10 anni. 








Esistono alternative al glifosato?



Nella frutticoltura e nell'orticoltura c'è chi sceglie di ricorrere alla pacciamatura (copertura con teli anche in materiali biodegradabili o naturali come la paglia), la zappettatura e il pirodiserbo (l'eliminazioni delle piante infestanti tramite il caldo o il fuoco). Ma è evidente che la scelta di queste tecniche, utilizzate principalmente nell'agricoltura biologica e integrata, comporta un aumento dei costi di produzione e di manodopera. 

Nella cerealicoltura, invece, queste alternative non sono al momento utilizzabili e le uniche possibilità sarebbero la lavorazione del terreno, l'eliminazione meccanica delle erbe infestanti e la rotazione delle colture. Diserbanti altrettanto efficaci, per ora, non ce ne sono. 

D'altronde, per lo meno in Italia, le cose stanno migliorando. Secondo i dati Istat pubblicati nel 2015, i prodotti fitosanitari usati per scopi agricoli sono diminuiti del 45% tra il 2002 e il 2013.

Il vero problema che emerge dal caso del glifosato è nel sistema che abbiamo di produrre e consumare, ovvero massimizzare la produzione con l'obbiettivo di ridurre i costi e migliorare i sempre più ridotti guadagni. Questo sistema, a prescindere dal glifosato, non è sostenibile in termini ambientali. La domanda che tutti dovremmo porci, laddove in futuro il glifosato fosse vietato, è: siamo pronti a rivedere interamente il modo che abbiamo di consumare il cibo, evitare gli enormi sprechi a cui ci siamo assuefatti e rinunciare alla possibilità di reperire continuamente qualsiasi tipo di prodotto? Perché alternative, in assenza di fitofarmaci, non ce ne sarebbero. 


Seguite gli aggiornamenti sulle nostre pagine Facebook dott.ssa Francesca De Filippis e dott.ssa Livia GallettiVi aspettiamo giovedì prossimo! 

Se volete saperne di più su #SaveHumansThursday, un progetto creato da me e dalla collega e amica dott.ssa Livia Galletti, troverete tutte le informazioni qui.



Bibliografia


1. IARC Working Group - “Glyphosate”, in Some organophosphate insecticides and herbicides: diazinon, glyphosate, malathion, parathion, and tetrachlorvinphos -  Vol 112 IARC Monogr Prog, 2015:1–92;

2. European Food Safety Authority - Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate - EFSA J 2015;13:4302. 

3. European Food Safety Authority - Final Addendum to the Renewal Assessment Report 2015 - http://registerofquestions.efsa.europa.eu/roqFrontend/outputLoader?output=ON-4302 ;

4. European Chemicals Agency -  Global 2000’s report on glyphosate - July 2017, https://echa.europa.eu/-/echa-s-opinion-on-classification-of-glyphosatepublished

5. Manservisi F., Babot C.M., Buscaroli A., Huff J., Lauriola M., Mandrioli D., Manservigi M., Panzacchi S., Silbergeld E.K., Belpoggi F. - An Integrated Experimental Design for the Assessment of Multiple Toxicological End Points in Rat Bioassays - Environ Health Perspect., 2017, Mar; 125(3): 289-295; 

6. Bianco, Valter Bellucci, Carlo Jacomini (Dip. Difesa della Natura, ISPRA) - Effetti del Glifosate sulla qualita ambientale e gli organismi viventi - 2016, https://www.researchgate.net/publication/305198199_Effetti_del_Glifosate_sulla_qualita_ambientale_e_gli_organismi_viventi

7. Clausing PRobinson CBurtscher-Schaden H - Pesticides and public health: an analysis of the regulatory approach to assessing the carcinogenicity of glyphosate in the European Union - 


8. Vandenberg, Laura N et al. - Is It Time to Reassess Current Safety Standards for Glyphosate-Based Herbicides? - Journal of Epidemiology and Community Health, 71.6 (2017): 613–618

9. Schinasi, Leah, and Maria E. Leon. - Non-Hodgkin Lymphoma and Occupational Exposure to Agricultural Pesticide Chemical Groups and Active Ingredients: A Systematic Review and Meta-Analysis.- International Journal of Environmental Research and Public Health 11.4 (2014): 4449–4527.


10. Myers, John Peterson et al. - Concerns over Use of Glyphosate-Based Herbicides and Risks Associated with Exposures: A Consensus Statement - Environmental Health 15 (2016): 19












mercoledì 11 aprile 2018

Il Glifosato. Parte 1. Cos'è e cosa sappiamo dei suoi effetti sulla salute dell'uomo e dell'ambiente? Settimana 17 #SaveHumansThursday


Alla fine del 2017 la Commissione Europea ha prorogato per altri 5 anni l'autorizzazione al commercio di erbicidi a base di glifosate. Il dibattito è stato acceso e i pareri delle diverse agenzie, preposte al controllo del pericolo e del rischio, discordanti. Se gli studi riguardo gli effetti sulla salute umana non possono ancora essere considerati conclusivi, certe sono invece le conseguenze sull'ambiente. Molte agenzie hanno dichiarato che il glifosate è un fattore importante per la diminuzione della popolazione di uccelli, invertebrati (api incluse), pesci, anfibi e mammiferi attraverso la distruzione dell'habitat ma anche con effetti tossici diretti.





Il glifosato è una sostanza attiva ampiamente utilizzata nei pesticidi. I pesticidi a base di glifosato, che sono formulazioni contenenti anche altri prodotti chimici, sono utilizzati per contrastare le erbe infestanti che competono con le piante coltivate. 

Sono i pesticidi maggiormente utilizzati nel mondo sia nelle colture legnose (uliveti, vigneti, frutteti) sia nelle colture orticole e cerealicole.

Tanto che i dati pubblicati dall'USDA (US Department of Agriculture) nel 2011 testimoniano che il glifosato è stato rinvenuto nel 90% dei campioni di soia destinata all'alimentazione umana. Il prodotto della sua degradazione, l'AMPA (acido aminometilfosfonico), nel 96%.

I dati pubblicati dalla Commissione Europea indicano che il glifosato è moderatamente persistente nel suolo (cioè la sua quantità si dimezza entro i 180 giorni) ed è dunque potenzialmente inquinante per le acque sotterranee. Ma l'AMPA, che è dotato della stessa attività biologica, è più persistente, ha un tempo di dimezzamento fra i 76 e i 240 giorni, pertanto i suoi effetti tossici sugli organismi bersaglio si protraggono nel tempo. Secondo i dati ISPRA del 2013 (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) riferiti alla Lombardia queste sostanze determinano il maggior numero di superamento degli Standard di Qualità Ambientale nelle acque superficiali (per l'AMPA il 79% dei punti analizzati).

Il glifosato è stato commercializzato nel 1974 dalla Monsanto col nome Roundup, ma attualmente il brevetto è scaduto e sono molte le aziende, anche europee, che lo commercializzano.



By Boasiedu
Questi prodotti vengono utilizzati principalmente prima della semina, ma in alcuni Paesi è possibile utilizzarli anche nelle fasi successive. In quest'ultimo caso è necessario, tuttavia, utilizzare piante OGM resistenti al glifosato (che altrimenti le ucciderebbe). Queste piante geneticamente modificate, vendute col nome di Roundup Ready, acquisiscono una tolleranza all'erbicida. In questo caso gli agricoltori devono acquistare ogni anno le sementi brevettate, secondo i contratti firmati coi produttori. Negli USA la Monsanto ha citato in causa numerosi agricoltori per aver violato tali contratti: è impossibile per loro conservare e ripiantare i semi e sono costretti a sostenere costi altissimi ogni anno. 
Per fortuna, ad oggi, tutto questo è vietato in Europa, dove non sono consentite le piante OGM ma è consentita l'importazione dei prodotti. Quindi è possibile consumare carni di animali nutriti con farine di soia o orzo OGM. 

Il discorso OGM è argomento troppo vasto e delicato per poter essere affrontato in poche righe. In attesa di approfondirlo con la giusta attenzione, ci preme sottolineare che ciò che critichiamo non è tanto l'OGM in sè, ma questa maniera di utilizzarlo per via del sistema produttivo iniquo per l'uomo e irrispettoso dell'ambiente che ne consegue. 

Per riassumere, anche se in Italia non si possono coltivare piante OGM si usa ugualmente il glifosato e vengono importati vegetali trattati con questo erbicida (che è stato ritrovato nei prodotti alimentari più comuni, nelle falde acquifere e nelle urine umane).


Il glifosato in Europa: una guerra a suon di pareri e pubblicazioni scientifiche ancora lungi dal vedere la fine.



Proviamo a ricostruire l'intricata storia:




By USDA
- nel marzo 2015 lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro - organismo dell'OMS) pubblica una monografia sul glifosato sulla prestigiosissima rivista The Lancet Oncology. Dopo aver passato in rassegna la letteratura mondiale, il glifosato finisce nella lista 2A, quella dei "probabili cancerogeni" e in grado di danneggiare il DNA. E va a fare compagnia a carni rosse e DDT. Questa lista include le sostanze con limitate evidenze di cancerogenicità per l'uomo e sufficiente evidenza per gli animali. Esistono principalmente studi su topi secondo i quali il glifosato sarebbe in grado di causare tumori ai reni e nel tessuto connettivo. Le sostanze per le quali esiste sufficiente evidenza di cancerogenicità per l'uomo finiscono invece nel gruppo 1;

- pochi giorni dopo la BfR (Istituto Federale per la Valutazione dei Rischi, che fornisce consulenza al governo tedesco in merito alla sicurezza alimentare) pubblica un rapporto che definisce il glifosato non cancerogeno;


- nello stesso anno l'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) riceve mandato dall'Europa per esprimersi riguardo alla faccenda. La Commissione Europea avrebbe dovuto decidere, di lì a poco, se continuare a permettere la vendita di questa sostanza in Europa. E il suo parere, pubblicato nel novembre del 2015, è l'esatto opposto rispetto a quello dello IARC. Secondo l'EFSA "è improbabile che la sostanza sia genotossica (cioè danneggi il DNA) o che presenti una minaccia di cancro per l'uomo". E spiega di essere arrivata a conclusioni differenti rispetto allo IARC poichè quest'ultimo ha esaminato sia il glifosato sia i formulati che contengono glifosato assieme ad altre molecole. La valutazione UE ha considerato solo il glifosato e dunque l'EFSA ritiene probabile che gli effetti genotossici siano imputabili ad altre componenti di questi prodotti formulati.  

Ma, in attesa di ulteriori evidenze, ridefinisce la tossicità del glifosato abbassando la dose giornaliera ammissibile per i consumatori a 0,5 mg/kg di peso corporeo e il livello ammissibile di esposizione dell'operatore a 0,1 mg/kg di peso corporeo al giorno. 

- nel 2016 secondo FAO e OMS (di cui lo IARC è una costola) è improbabile che il glifosato esponga l'uomo a rischio di tumori attraverso il consumo di alimenti.

Le polemiche non si spengono.


By Parkywiki
- nel 2017 viene pubblicata dal Guardian e poi ripresa da New York Times e da Le Monde un'inchiesta scottante, gli arcinoti "Monsanto Papers". Stando a quanto diffuso, alcune parti del documento pubblicato da EFSA, sarebbero copiate dai rapporti di ricerca Monsanto. Questione delicata e spinosa. Perché, se così fosse, vorrebbe dire che esistono interconnessioni tra agenzie che regolamentano l'uso del glifosato e la multinazionale che lo vende. Il primo agosto 2017 lo studio legale Baum, Hedlund, Aristei & Goldman ha citato in giudizio la Monsanto per conto di alcuni clienti che sostengono di essersi ammalati di linfoma non-Hodgkin a causa del Roundup e ha reso noti una serie di documenti interni all'azienda. Questi documenti sono parte di una causa in corso presso la Corte Federale di San Francisco, un processo che aggrega oltre 100 cause simili; 

- il caso rimbalza al Parlamento Europeo che si esprime, dopo innumerevoli proteste da parte di alcuni Paesi e dei cittadini, con parere negativo rispetto al rinnovo della licenza, ma solo a partire dal 2022. 

- il 27 novembre 2017 la Commissione Europea, che doveva decidere riguardo alla proroga dell'autorizzazione al glifosato, l'ha rinnovata per altri 5 anni. Un tempo inferiore rispetto al previsto. Segno dei dilemmi che pure esistono rispetto a questo prodotto. Francia e Italia erano contrarie assieme ad altri 7 Stati, ma è stato determinante il voto favorevole della Germania. 

Sta di fatto che nel 2016 il nostro Ministero della Salute ha vietato l'uso del diserbante in aree frequentate dalla popolazione (parchi, giardini, campi sportivi, ecc) e nelle zone agricole nel periodo che precede la raccolta. Inoltre l'Italia ha adottato disciplinari che limitano l'uso del glifosato a soglie inferiori del 25% rispetto a quelle definite in Europa. Cosa dire, tuttavia, dei prodotti importati?

Nel frattempo dal 2015 El Salvador e Sri Lanka hanno bandito il glifosato e, nello stesso anno, le Bermuda hanno imposto un fermo temporaneo sulle importazioni di diserbanti a base di questa sostanza. 

Dopo innumerevoli botta e risposta a suon di pareri e pubblicazioni, si hanno ancora innumerevoli dubbi e non molte certezze. Per amore di cronaca, alcuni "se" e "ma" tra tutti questi giudizi contrastanti vanno messi.

Lo IARC si occupa di valutare il pericolo e per farlo usa una precisa metodologia: lavori scientifici prodotti senza conflitto di interesse e non supportati da aziende produttrici. Questo ente si occupa però di pericolo, ovvero di classificazione (ci dice se una sostanza ha effetti che devono destare preoccupazione oppure no). Le agenzie come FAO, OMS, EFSA, per citarne alcune, si occupano, invece, di rischio, ossia di definizione di limiti quantitativi e dosi di utilizzo che permettano l'adozione di adeguate misure di gestione per una determinata sostanza. 




Cosa sappiamo ad oggi degli effetti del glifosato?


  • Effetti sull'ambiente. Il grande assente di questa polemica. Eppure secondo l'ECHA, l'Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, è classificato come sostanza di sintesi con due rischi precisi (ECHA/PR/17/06, Helsinki marzo 2017): rischio di gravi lesioni oculari e tossico per gli organismi acquatici con effetti negativi sul lungo termine. Tutti gli ambienti naturali acquatici e terrestri possono essere danneggiati da questo erbicida, nonché gli operatori esposti. Molte agenzie, tra cui EFSA e ECHA, hanno dichiarato che questa sostanza è un fattore importante per la diminuzione della popolazione di uccelli, invertebrati (api incluse), pesci, anfibi e mammiferi attraverso la distruzione dell'habitat ma anche con effetti tossici diretti sull'animale. Si tratta di malformazioni, alterazioni della flora microbica in uccelli, bovini, suini.

  • Effetti sull'uomo. Secondo lo IARC, pur essendo le evidenze limitate su uomo, l'esposizione a erbicidi a base di glifosato potrebbe causare il linfoma non-Hodgkin. Conclusione per ora suffragata da indagini epidemiologiche su contadini residenti in USA, Canada e Svezia. Sempre lo stesso ente ha ravvisato evidenze plausibili che il glifosato provochi cancro in animali da laboratorio e che ha causato danni al DNA delle cellule di uomo. Il glifosato è inoltre una sostanza sospettata di essere interferente endocrino, ovvero una sostanza in grado di interferire con il normale funzionamento del sistema ormonale con implicazioni a largo spettro che potrebbero includere anche la fertilità. Questo aggraverebbe il quadro, poichè gli interferenti endocrini sono sostanze per le quali non esiste una soglia minima di sicurezza. Nel frattempo l'Istituto Ramazzini e il Dipartimento di Salute Globale della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York hanno intrapreso una campagna di raccolta fondi per uno studio pilota, già concluso, ed uno studio sistematico e integrato a lungo termine che fornirà risposte sugli effetti potenzialmente pericolosi sul microbiota intestinale, le interferenze endocrine, i difetti dello sviluppo e le lesioni agli organi bersaglio osservate nello studio pilota. Maggiori informazioni le troverete su https://glyphosatestudy.org


Ma sono molte le domande alle quali non è ancora possibile dare una risposta certa. Tuttavia, se non esiste una risposta certa sulla cancerogenicità del glifosato, la certezza che sia sicuro non c'è affatto. 
Certi sono invece i danni ambientali che il glifosato ha provocato.

Vi aspettiamo giovedì 26 aprile, con la seconda parte di questo approfondimento sul glifosato per #SaveHumansThursday. Effetti ad oggi conosciuti sull'ambiente, sulla fauna, le evidenze, seppur non conclusive, sulla salute umana. 


Se volete saperne di più su #SaveHumansThursday, un progetto creato da me e dalla collega e amica dott.ssa Livia Galletti, troverete tutte le informazioni qui.

Seguite gli aggiornamenti sulle nostre pagine Facebook dott.ssa Francesca De Filippis e dott.ssa Livia GallettiVi aspettiamo giovedì prossimo! 





Bibliografia


1. IARC Working Group - “Glyphosate”, in Some organophosphate insecticides and herbicides: diazinon, glyphosate, malathion, parathion, and tetrachlorvinphos -  Vol 112 IARC Monogr Prog, 2015:1–92;

2. European Food Safety Authority - Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active substance glyphosate - EFSA J 2015;13:4302. 

3. European Food Safety Authority - Final Addendum to the Renewal Assessment Report 2015 - http://registerofquestions.efsa.europa.eu/roqFrontend/outputLoader?output=ON-4302 ;

4. European Chemicals Agency -  Global 2000’s report on glyphosate - July 2017, https://echa.europa.eu/-/echa-s-opinion-on-classification-of-glyphosatepublished

5. Manservisi F., Babot C.M., Buscaroli A., Huff J., Lauriola M., Mandrioli D., Manservigi M., Panzacchi S., Silbergeld E.K., Belpoggi F. - An Integrated Experimental Design for the Assessment of Multiple Toxicological End Points in Rat Bioassays - Environ Health Perspect., 2017, Mar; 125(3): 289-295; 

6. Bianco, Valter Bellucci, Carlo Jacomini (Dip. Difesa della Natura, ISPRA) - Effetti del Glifosate sulla qualita ambientale e gli organismi viventi - 2016, https://www.researchgate.net/publication/305198199_Effetti_del_Glifosate_sulla_qualita_ambientale_e_gli_organismi_viventi

mercoledì 28 marzo 2018

A Pasqua e Pasquetta io non spreco. Settimana 15 #SaveHumansThursday



Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene perduto. Lo spreco alimentare rappresenta una contraddizione del nostro tempo, a fronte dell'insicurezza alimentare di tanti esseri umani nel mondo, e porta con sé un grande, quanto inutile, consumo di risorse ambientali sempre più scarse e preziose. Se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe al terzo posto per l'entità delle emissioni di gas serra dopo USA e Cina.  Ecco i consigli #SaveHumansThursday per una Pasqua senza sprechi e amica dell'ambiente.



A livello globale 1/3 del cibo prodotto viene perduto: si tratta di 1.300.000.000 di tonnellate di alimenti ogni anno che sarebbero sufficienti per nutrire circa 1/3 della popolazione mondiale.

Lo spreco alimentare ha dai costi immensi in termini umanitari e ambientali. Significa, infatti, buttare via risorse preziose come acqua, terreno fertile ed energia durante tutte le fasi di produzione e distribuzione e richiede una superficie coltivata grande quanto la Cina.



Se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe al terzo posto per l'entità delle emissioni di gas serra dopo USA e Cina.

Nei paesi occidentali lo spreco si concentra soprattutto nelle fasi finali della filiera, ovvero nelle nostre case (il 43% dello spreco in Europa) e nella ristorazione.




by USDA
Per l'esattezza si buttano via:



  • il 30% dei cereali, pari a 763 miliardi di pacchi di pasta;
  • il 20% dei prodotti caseari europei, ovvero 29 milioni di tonnellate l'anno;
  • il 35% del pescato, per intenderci qualcosa come 3 miliardi di salmoni;
  • il 20% della carne, che corrisponde a 75 milioni di mucche.





Da un punto di vista economico, per una famiglia italiana lo sperpero alimentare significa una perdita di 1.693 euro l'anno.



Assieme al cibo, quanta natura sprechiamo?



 Secondo il rapporto WWF 2013 “Quanta Natura Sprechiamo”, nel 2012 in Italia lo spreco di cibo ha determinato:

-  l'uso di 1.226 milioni di metri cubi d’acqua, più della metà a causa della cattiva gestione degli alimenti nelle nostre case. Il quantitativo di acqua richiesto per produrre il cibo sprecato ogni anno nel mondo basterebbe a soddisfare i bisogni domestici di una città come New York per 120 anni;

- l'emissione di 24,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, di cui 14,3 milioni di tonnellate vengono attribuite allo spreco dei consumatori (valore pari al 20% delle emissioni dovute ai trasporti);

-  l'immissione nell'ambiente di 228.900 tonnellate di azoto reattivo contenuto nei fertilizzanti, di cui 143.100 a causa degli sprechi domestici. E' noto il suo impatto sulla qualità delle acque e dunque sulla sopravvivenza di flora e fauna degli ecosistemi idrici.



Ogni anno durante le Feste, come la Pasqua, gli sprechi alimentari subiscono un'impennata. La voglia di convivialità e di rilassarci possono giocare un tiro mancino all'ambiente e al nostro borsellino.

Cosa fare per correre ai ripari?

Ecco i consigli #SaveHumansThursday per una Pasqua senza sprechi e amica dell'ambiente:




1. Prima di acquistare pianifica.

Ovvero fai la buona, vecchia lista della spesa. Mai provato? E' senz'altro il modo migliore durante le Feste, ma anche nella quotidianità, per comprare esattamente ciò che serve, risparmiando un bel po' di denaro. Ed evitando, tra l'altro, di ritrovarsi con il frigorifero stipato degli alimenti più disparati ed essere assaliti ogni sera dal solito pensiero - E adesso cosa mangiamo? -

Decidi con calma  cosa desideri offrire ai tuoi ospiti per la Pasqua ma anche cosa portare in tavola ogni giorno e non lasciare che siano le millemila offerte del supermercato a farlo per te!





2. Quando cucini scegli le porzioni giuste, eviterai di gettare via il cibo o di spedire a casa i tuoi ospiti pieni di derrate alimentari.

 Per un pasto festivo, e dunque abbondante, potresti calcolare, ad esempio, per ciascun commensale:

50 g di antipasto
100 g di pasta e 50 g di condimento
circa 150 g di carne o pesce
250 g di ortaggi
200 g di patate e/o 50 g di pane
80 g di dolce
e mettiamoci anche 20/30 g di cioccolato per il tradizionale uovo
50/100 g di frutta




3. Leggi le etichette con attenzione.

I consumatori sono spesso confusi rispetto alle etichette dei prodotti alimentari per quanto riguarda le indicazioni “preferibilmente entro”, “usare entro”, “data di scadenza” e, a causa dell'insicurezza, gettano via prodotti ancora buoni da consumare.  La legislazione corrente sull'etichettatura riserva la data di scadenza per gli alimenti altamente deperibili come latte fresco, yogurt, ricotta, uova, pasta fresca; tale data indica il termine entro il quale l’alimento è idoneo al consumo. La data “preferibilmente entro”, invece, si riferisce al termine minimo di conservazione: oltre questa data il prodotto, pur essendo ancora perfettamente commestibile, perde le qualità sensoriali attese dal consumatore.





4. Quali prodotti scegliere?

L'acquisto di prodotti freschissimi, direttamente dal produttore, potrebbe permetterci di avere a disposizione qualche giorno in più per poterli consumare, ancora in ottime condizioni. Chi ha la fortuna di avere a disposizione un orto lo sa, gli ortaggi appena raccolti mantengono le loro caratteristiche organolettiche qualche giorno in più, se conservati in frigo.

In molte regioni italiane per il pranzo pasquale vengono consumate tradizionalmente carni di agnello e capretto. Tale consumo non dovrebbe, tuttavia, trasformarsi in abitudine. L'enorme richiesta durante tutto l'anno viene soddisfatta in parte con ovini proveniente dall'estero e comporta un numero enorme di capi macellati, dalla provenienza incerta. La  crescente sensibilità dell'opinione pubblica verso le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi ha portato molti consumatori a rinunciare al loro consumo.

Le capre generalmente nascono in primavera e la tradizione di mangiare capretto a Pasqua è nata, prima che ci fossero frigoriferi e grande distribuzione, proprio dalla necessità di non sprecare carne. Non può dunque rappresentare un cibo quotidiano. E' importante scegliere con cura la provenienza, informarsi riguardo le tecniche di allevamento (prediligendo animali  allevati all'aperto, poiché godono di migliori condizioni di vita e la loro alimentazione è basata unicamente sul pascolo) e premiare gli allevatori che rinunciano per due mesi alla produzione di latte per lasciarla al capretto (di modo da non nutrirlo con latte artificiale).

E' tanto più importante non sprecare carne se pensiamo che il 70% delle terre coltivabili del Pianeta è destinato alle produzioni animali e il 30% dei cereali coltivati servono a nutrirli. L'eccessivo consumo di carni e il loro spreco sottrae terreni per la coltivazione di alimenti destinati al consumo umano. L'allevamento di bestiame è la causa del 18% delle emissioni di gas serra a livello globale. Produrre un kg di carne di manzo, ad esempio, vuol dire produrre 36,4 kg di CO2, l'equivalente delle emissioni medie di un'automobile che percorre 250 km.





5. Divertiti con le ricette del riciclo. 


Le polpette sono senz'altro le regine del riciclo! Nella tradizione gastronomica ce ne sono di tutti i tipi: di verdure, di pane e formaggio, di carni miste per il recupero degli avanzi. Con la pasta avanzata è possibile realizzare una frittata, mentre con le verdure e i resti dei formaggi delle ottime torte salate. Avete mai provato a colazione la frittata di albumi e farina di avena con la frutta fresca?









6. Conserva in modo intelligente.

Il frigorifero non è uno stipatoio e, al fine di ottimizzare la conservazione, va organizzato con cura.
La carne, ad esempio, deve essere collocata nel ripiano al di sopra del cassetto delle verdure, e, se macinata, va consumata nel giro di 24 h. I formaggi, invece, vanno conservati nella parte alta del frigo assieme agli affettati. La frutta e gli ortaggi, chiusi in sacchetti di carta, andranno conservati negli appositi cassetti in basso. Il pesce, se non viene consumato in giornata, va congelato.

Dunque l'idea migliore è quella di congelare immediatamente ciò che non consumerete nel giro di poco. Magari in confezioni monodose, sarete grati a voi stessi quando dovrete pensare al pranzo da portare in ufficio!




7. Riduci al minimo gli imballaggi, soprattutto quelli in plastica. 

Su #SaveHumansThursday abbiamo parlato della plastica e delle sue conseguenza sull'ambiente qui e qui. Quando acquisti prediligi gli alimenti che non portano con se imballaggi ingombranti.





Lo spreco alimentare rappresenta una contraddizione intollerabile a fronte dell'insicurezza alimentare di tanti esseri umani nel mondo e porta con sé un immenso, quanto inutile, consumo di risorse ambientali sempre più scarse e preziose. Per non parlare della gestione dei rifiuti. Ebbene si, gli sprechi diventano poi rifiuti da smaltire: in Italia il 3% dei consumi di energia sono imputabili allo spreco alimentare.

Secondo la FAO i paesi industrializzati gettano nella pattumiera 222 milioni di tonnellate di cibo, la stessa quantità che viene prodotta per scopi alimentari nell'Africa Sub-Sahariana. Non possiamo e non dobbiamo più ignorare questi dati.


Se volete saperne di più su #SaveHumansThursday, un progetto creato da me e dalla collega e amica dott.ssa Livia Galletti, troverete tutte le informazioni qui.


Seguite gli aggiornamenti sulle nostre pagine Facebook dott.ssa Francesca De Filippis e dott.ssa Livia Galletti.



Buona Pasqua a tutti e vi aspettiamo giovedì prossimo! 




Bibliografia:

  • BCFN - Lo spreco alimentare: cause, impatti e proposte - giugno 2012
  • INEA - Lo spreco alimentare in Italia -  2014, Mipaaf
  • Segrè  A - LAST MINUTE MARKET -  2010,  Pendragon ed.



mercoledì 30 marzo 2016

Perché un altro blog di nutrizione: il paradosso del cibo


L'idea mi ronzava in testa da un po'. Mi chiedevo - Servirà l'ennesimo blog in cui si parla di alimentazione?-
D'altronde si tratta del mio lavoro, sarei poco credibile se mi mettessi a scrivere di giardinaggio. Non ho neppure il pollice verde. Sono riuscita a sterminare tutte le piante disgraziatamente affidate alle mie cure. Il più delle volte per eccesso di zelo.

Parliamoci chiaramente: si legge ovunque di cibo. Viene fotografato, è uno dei principali argomenti di conversazione quando si è a tavola, dove naturalmente si mangia.
Non c'è giorno in cui non si parli di diete ad esempio di quella mediterranea di cui molti parlano, ma che non tutti conoscono davvero.

Verrebbe da pensare che le persone, come in molti dicono, ormai sappiano cosa mangiare.

Umberto Eco nel suo editoriale per l'Espresso "Che casino, troppe informazioni" aveva proposto la tesi secondo cui un eccesso di informazione possa portare ad una "censura per eccesso di rumore". L'information overload ha portato certamente ad un arricchimento dell'offerta, ma anche ad un impoverimento nei riferimenti. Come possono le persone riconoscere quali sono le fonti a cui potersi affidare? 

Insomma un po come quando Carrie Bradshaw, personaggio della serie televisiva "Sex and the City", esclama:
"Ed eccomi di nuovo con il solito problema: un armadio pieno di vestiti e niente da mettermi!".

Dunque con tutto questo tam tam le persone hanno compreso come alimentarsi?

Secondo i dati OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in Italia le persone in sovrappeso o obese sono il 45 % della popolazione adulta (la media dei Paesi OCSE  è del 51,4 %). I dati risultano allarmanti e rispondono in maniera esaustiva alla precedente domanda. Non parliamo solo di paesi che godono di un buon livello di benessere, il problema si sta estendendo anche ad alcuni paesi in via di sviluppo. In alcuni casi è proprio l'impossibilità economica di accedere a cibo con un buon livello nutritivo che costringe a nutrirsi in maniera inadeguata. La malnutrizione non è solo per difetto.

La rivista scientifica "The Lancet" nel 2012  ha dedicato un intero numero alla più  grande indagine sulla salute mondiale ad oggi condotta, ovvero il Global Burden of Disease (bilancio globale della salute), elaborato per conto dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Nello studio si valuta la diffusione di moltissime condizioni che compromettono lo stato di salute dell'uomo.

Ne emerge che un terzo della popolazione mondiale ha problemi di nutrizione.
Per l'esattezza 868 milioni di persone nel mondo (ovvero 14 volte l'attuale popolazione italiana) sono malnutrite  e 1,5 miliardi soffrono di sovrappeso o obesità.
Ogni anno nel mondo ci sono 36 milioni di decessi per insufficiente apporto i cibo e 29 milioni di decessi per le conseguenze di un apporto eccessivo di cibo.

Per la prima volta nella storia il rischio di mortalità per patologie legate alla cattiva alimentazione ha superato quello relativo a malattie determinate da insufficiente apporto calorico.

Questo è il paradosso. E sia ben chiaro che sono le due facce di uno stesso problema per il quale non esistono soluzioni semplici o veloci, nonostante l'attuale capacità produttiva nel mondo sia superiore al fabbisogno e quindi in grado di soddisfare le esigenze alimentari del pianeta. 

Spesso ci si avvicina al cibo pensando esclusivamente al suo apporto calorico che è certamente un aspetto di cui tener conto, ma non l'unico.

Bisognerebbe iniziare a domandarsi perché alcuni cibi, ormai non sappiamo neppure più il perché, sono caduti nella black list di ciò che non si può assolutamente mangiare. Ma anche interrogarsi sull'impatto ambientale del sistema agro-alimentare dalla produzione al consumatore finale in termini di emissioni di gas serra, acqua consumata, sprechi alimentari, accaparramento delle terre e sfruttamento delle risorse dei paesi più poveri senza alcun beneficio per le comunità locali. Ovvero utilizzare i sistemi agricoli in modo da non compromettere la fertilità dei suoli, la biodiversità e limitare i cambiamenti climatici. Se non parliamo di questi aspetti non vi è alcuna sostenibilità e di conseguenza neppure salute o benessere per l'uomo.

E' necessario cambiare non solo il modo di produrre, ma anche quello di consumare.


Bibliografia
  • Global Burden of Desease Study 2010, The Lancet, dec 2012
  • OECD (2011), Health at a Glance 2011: OECD Indicators, OECD Publishing
  • Food for Healt, BCFN, 2013